Limoncello di Sorrento

Il limoncello: una saporita e profumata delizia della Costiera

Il limoncello è uno di quei liquori tradizionali della nostra terra che ogni turista e ogni napoletano desidera sorseggiare a fine pasto, in un bel bicchierino ghiacciato, soprattutto in tempi di caldo torrido come questi.

In tutto il mondo, quando si parla di “limoncello”, la mente corre all’Italia, alla Campania, a Napoli e, certamente, alla Costiera, che ne è patria e madre.

Ma dove è cominciata la storia di questo gustosissimo alcolico?

Origini del limoncello: storia e mito si confondono

Sulle origini del limoncello ci sono numerose e alternative “verità”, che si mescolano e si calpestano i piedi a vicenda.

Zeus avrebbe dato il suo segreto ad un comune mortale, di cui non ci è dato sapere il nome. Di certo, si dice, un dono importante quanto quello del fuoco!

La terra natìa, però, si conosce benissimo: è, naturalmente, la Terra delle Sirene. Ricca, come abbiamo visto, di limoni, nelle sue più specifiche varianti (dallo Sfusato di Amalfi all’Ovale di Sorrento), esistenti soltanto qui, è genitrice del limoncello e del suo successo a livello mondiale.

Sfusato di Amalfi e Ovale di Sorrento

Ma se ci allontaniamo un po’ dal mito, e guardiamo un po’ più alla storia, possiamo accostarci al racconto secondo il quale i pescatori, per combattere il freddo delle prime ore del mattino, bevevano un po’ di limoncello che, contenendo alcol, riusciva a riscaldarli un po’; oppure potremmo ricordare la storia dei monaci che, preoccupati dei saraceni predoni in mare e delle strade divenute pericolose e poco sicure, cercavano di portare un po’ di luce con le loro preghiere, alternate da pause e sorsi di limoncello, per non dimenticare che la vita non era mai avara di cose buone, nemmeno in momenti tanto difficili.

Si dice che i monaci certosini abbiano cacciato le Sirene dalla loro terra d’origine ma ne abbiano conservato le abitudini: mangiare bene, con gusto, con sapienza. Anche in periodi bui della storia non sono mancati dolci, conserve, infusi, liquori, leccornie… anzi, il buon cibo diventava un veicolo con il quale godere di qualche ora buona nonostante i tempi fossero duri.

Ed è proprio da lì che si è cominciato a conservare, nelle credenze e nelle cantine, bottiglie di limoncello, fragolino, nocillo, liquori tipici ottenuti dai frutti donati dalla terra stessa, a volte persino spontaneamente. Questi sapori speciali non tardarono ad arrivare anche ai palati più raffinati, descrivendo quindi la parabola perfetta di questa evoluzione del liquore costiero per eccellenza.

Il successo

Nonostante il limoncello e i suoi “fratelli” siano in giro da secoli, però, non si deve dimenticare che il successo è piuttosto recente.

Dopo la sambuca, gli amari e la grappa negli anni 80, il “fine pasto” preferito ha cominciato ad essere proprio lui, con il suo inconfondibile odore pungente, il suo sapore dolce e il suo colore giallo paglierino… ma solo dopo che qualcuno lo aveva infilato in frigo, scoprendone le eccellenti doti ricostituenti!

Un sorso di limoncello ha cominciato ad equivalere ad un sorso di Napoli, un sorso di Sud, sbaragliando la concorrenza tutta d’un colpo e riportando la grappa al suo ruolo di “ospite” dal più profondo Nord.

Il culto del limoncello ha cominciato a prender piede negli anni 90: da Capri alla Costiera, a finire persino a Milano, dove veniva chiamato limoncino, tra i romani, che lo appellavano er limonello e certamente ed ovviamente, a Napoli, quando i bar del centro cominciarono ad esibire orgogliosamente le belle bottiglie d’oro giallo nelle proprie vetrine.

Insomma, si potrebbe parlare quasi di una novella Unità d’Italia che avviene a ogni fine pasto!

La moda si è presto mescolata alla tradizione creando un tutt’uno indistinguibile ed inscindibile. In tutto il mondo, probabilmente nessun liquore ha riscosso un successo così globale, unendo miliardi di anime al suo cospetto.

La produzione industriale e le imitazioni

Naturalmente tutto ciò che si trasforma in moda e tradizione diventa indispensabile per chi si occupa di vendita al dettaglio e marketing.

Le imitazioni hanno cominciato ad invadere gli scaffali dei negozi ed anche le case di chi, non intendendosene, era convinto di comperare prodotti genuini, artigianali, sani e originali.

Ma la verità è che non è sempre così.

Nel 2000 l’Istat ha addirittura inserito il limoncello nel paniere usato per calcolare l’inflazione: praticamente la consacrazione di questo bene tutto italiano a tutti gli effetti.
Il liquore giallo è presente nelle case di tutti, nei ristoranti, nelle pizzerie, nei bar più rinomati e in quelli più malfamati, ma non tutti se ne domandano provenienza ed origine.

Parliamo di bucce di limone lasciate in infusione nell’alcol, poi insaporite da uno sciroppo di acqua e zucchero, tutto qui, certo. Potrebbe sembrare un prodotto come un altro, anche facilmente riproducibile, in fondo. Eppure perchè gli intenditori riescono a percepirne le caratteristiche intrinseche al primo sguardo e al primo sorso? Cosa c’è di davvero differente tra una bottiglia di limoncello industriale e una di matrice artigianale?

Semplice: la differenza sta nei limoni utilizzati per la preparazione. Abbiamo parlato di bucce in infusione… questo già ci lascia capire quanto sia importante che non si utilizzino prodotti trattati con pesticidi e agenti chimici. Inoltre è solo nella terra madre che si potranno trovare le varianti tanto utili alla riuscita del liquore al 100%, in colore e gusto: i limoni di Massa Lubrense, di forma ovale, con buccia liscia e frutto succoso, i limoni di Sorrento, con buccia a rilievo, i limoni di Amalfi, affusolati, grandi, con una scorza spessa e un frutto quasi privo di semi; sono, quindi, le varietà di limoni a caratterizzare l’intera riuscita del liquore, come detto, in aroma, che sarà intenso grazie agli oli essenziali, in odore e in sapore, grazie all’eredità del territorio, così generoso in questo senso con i suoi abitanti. Il suo microclima, infatti, è anch’esso parte integrante del processo, che si completa per la vicinanza del mare, per il riparo dai venti offerto dalle montagne che salgono e scendono per tutto il panorama, per la coltivazione a terrazze che si estende per tutto il territorio. Una realtà di certo inimitabile in qualunque altro posto del mondo.

Per essere certi di assaggiare il “vero” limoncello, quindi, ci si deve sincerare del fatto che sia stato creato nei laboratori artigianali della Costiera, attraverso le etichette presenti sulla bottiglia.

La ricetta originale

Per chi volesse provare a cimentarsi in una riproduzione amatoriale, la ricetta del limoncello è piuttosto semplice ma laboriosa.

Certo, i sapori e gli odori della Costiera saranno lontani, ma si potrà provare a gioire di un prodotto tipico del nostro litorale, magari sognando, un giorno, di poterne confrontare il gusto venendo a visitare le nostre meravigliose coste.

Affinchè il sapore sia più intenso, si consiglia di cogliere i limoni di prima fioritura, più ricchi e succosi, preferibilmente all’alba quando i profumi sono più concentrati.

Le bucce, tagliate sottilissime, vanno recuperate dopo averli lavati con premura, facendo attenzione ad eliminare il “pane” (la parte che si trova tra la scorza ed il frutto, la più bianca e spugnosa) che renderebbe il liquore di certo più amaro del dovuto. Le scorze appena raccolte vanno lasciate in infusione nell’alcool puro per 48-72 ore. Si aggiunge, poi, uno sciroppo d’acqua e zucchero e si filtra con un passino a fori stretti o, meglio ancora, della carta filtro apposita.

La gradazione alcolica del limoncello sarà differente a seconda delle proporzioni d’acqua e zucchero aggiunte alla miscela, ma più o meno sempre compresa tra i 30 e i 50 gradi.
Avrete così un ottimo compagno di viaggio per una gita in barca, un valido alleato del dessert a fine pasto, una bevanda rinfrescante e corroborante per calde giornate estive.

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